Storia


A cercarla nei libri, a cercarla anche bene, questa storia non c'è: tra le pagine e le righe scritte quasi non esiste. E se vogliamo è strano perché è proprio di libri che è fatta questa storia. Di libri e di gerle. E di sudore. E di bisogno. E di genio. Che alcuni, scettici e invidiosi, chiamano fortuna. O intuito, se sono anche generosi.
A cercarla nel tempo, questa storia, ci fa scivolare indietro fino al 1500, all'indomani della stampa, si va indietro fino alle coste toscane di Montereggio e Pontremoli e si arriva ad oggi, e anche un po' più in là. E si arriva fino a qui, ai portici del Teatro Coccia di Novara, alla Libreria Lazzarelli. Ma a cercarla nei libri, nei libri di cui è fatta, questa storia non c'è. I suoi eroi non è su carta che l'hanno scritta. Perché non sono scrittori, sono librai. E perché sono analfabeti. Soprattutto.
Quando (e il suo nome e il suo tempo è come questa storia: nei libri non c'è) il primo montanaro di Montereggio riempì la propria gerla di castagne e formaggio e foglie di gelso per andare a scambiarli con i resti di magazzino dei primi editori toscani, come si fosse fatto venire in mente un'idea così, un uomo che nemmeno sa leggere, nessuno lo sa. Quel primo libraio ambulante con i libri sulle spalle, quel primo che fu seguito da tanti di Montereggio, non aveva dimestichezza con le parole né con le storie. Non sapeva leggere parole, ma scriveva destino. Sentiva nell'animo e nelle dita quali erano i libri da comprare e quali no. Quali erano le storie che avrebbero avuto un lettore e un senso, non lui certo, ma uno a cui quei libri sarebbero arrivati per il suo tramite. In quei tempi, che affondano la preistoria nel 1500 e diventano storia nell'800,  la libreria Lazzarelli di Novara a ben guardare esiste già. Nelle righe di quel destino, almeno, in quello spirito pionieristico. Eppure perché la saga dei librai analfabeti di Montereggio è un'epopea, è una di quelle vicende che ancora ha in sé un alone di mistero. Partirono da Montereggio e Pontremoli, è certo; sentivano i libri a pelle, è genio; si facevano raccontare trame e personaggi dai lettori che acquisivano di strada in strada, è arte. Librai ambulanti, prima, bancarellari, infine librai. La ragione per cui i montereggini si siano messi le gerle sulle spalle e partirono è evidente: bisogno. La ragione per cui in quelle gerle ci impilarono i libri, invece, è mistero. Un'impresa impossibile. Che si è fatta storia. E poi libreria. Le famiglie dei montanari fattisi librai come trame si sono poi sciolte dalla Toscana nel nord Italia. Piacenza, Genova, Verona. E poi Biella, Alessandria, Vercelli. Novara, ovviamente. E' qui che nel primo dopoguerra arriva la famiglia Lazzarelli, partita da quel di Montereggio con i libri nella gerla e rimbalzata per le vie piemontesi fino a trovare spazio e casa in Piazza Puccini, sotto la Galleria Vittoria, e infine sotto i portici del teatro Coccia. Ecco: la frase iniziata da quelle gerle di libri impilati, la frase di questa storia che nei libri non c'è, mette a Novara il suo punto esclamativo. Un punto fatto di libri, cultura, storie che partono, riposano, si intrecciano come i giunchi della gerla e si estendono all'infinito. Come le pagine di un libro.

2 commenti:

  1. Per me la storia della libreria Lazzarelli si interseca con quella del mio papà, scomparso lo scorso anno.
    Nella sua adolescenza e gioventù (inizio anni 50) papà era già un divoratore di libri, passione che ho ereditato, e ricordo i suoi racconti dei pomeriggi passati nella libreria, a sfogliare i volumi, a volte a leggerli con il permesso del titolare. A volte acquistava un volume a a volte no, non aveva molte possibilità economiche. Un ringraziamento da parte mia a chi ha consentito con grandissima umanità al mio papà di coltivare la propria passione.
    Cordiali saluti
    Chiara

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  2. Bella storia, Chiara. Ecco, quella di tuo papà è già una di quelle che rendono grande una libreria!

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